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La Via Francigena

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Il pellegrino è davvero una presenza tipica e, per certi versi fondamentale, del medioevo e si aggira per la campagna, tra i numerosi ospizi, santuari e mercati del tempo, attraversa città, entra nelle cattedrali: certo la sua è una storia minore, i grandi condottieri e le grandi battaglie sono un’altra cosa; eppure, egli è un personaggio chiave di quell’epoca e significa anche incontro, confronto con culture diverse.
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Un’epoca nella quale si muovono tutti: cavalieri, vescovi, papi, mercanti, mendicanti, disperati, fuorilegge…(qualcuno parla del medioevo come di una civiltà “nomade”): un movimento che spesso fa la fortuna del territorio che attraversa. Le strade sono quello che sono: malsicure, quasi sempre sterrate, mutevoli e prive di manutenzione, solo raramente acciottolate o battute (e qui, chi ci passa, paga profumatamente!).

Tre grandi santuari sono i “fuochi”, i centri d’attrazione, la “chiave” di questo movimento di pellegrini: Santiago di Compostela (chi ne tornava portava come ricordo una conchiglia atlantica), Gerusalemme(qui il pellegrino ne riportava una palma) e Roma, naturalmente.
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La Via Francigena o, appunto, “romea”, è un pezzo di un sistema più esteso che copre buona parte dell’Europa: essa conduce a Roma dalla Francia, con le due diramazioni dalla penisola iberica e dall’inglese Canterbury. Entra in Italia ad Aosta, giù giù sino a Pontremoli; poi, dal passo della Cisa, entra in Toscana. In ogni luogo i pellegrini avevano un’occasione per venerare o festeggiare: certo il Volto Santo di Lucca era una formidabile “attrazione”. Infatti, il percorso proseguiva con Massa, Querceta, Camaiore, Montemagno, S. Martino in Freddana e, finalmente, Lucca.
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Qui non possiamo dimenticare la affascinante leggenda dell’irlandese Fridian (Frediano!), figlio del re dell’Ulster, che fa tappa ad un romitorio del Monte Pisano e, poi, per quasi trent’anni sarà vescovo di Lucca: il suo nome sarà legato alle tante chiese della città così come alla celeberrima deviazione del fiume Serchio (il famoso “miracolo di S. Frediano”). Insomma, Lucca e provincia rappresentano una tappa assolutamente fondamentale della via Francigena: troppi elementi, anche della toponomastica, lo testimoniano.

Così come è certo che, nel tratto Lucca-Altopascio, Capannori rappresenta un tratto importante, anche se i riferimenti che ne parlano non sempre sono chiari. Il percorso più probabile, nel nostro territorio, andava da Antraccoli all’Immagine del Pannocchia a S. Rocco sino alla Chiesa, attraverso Istrada e Arpino (il Micheli parla di qualche variante possibile, Serce ad esempio).
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Ma il problema delle acque e della loro mutevolezza in una piana così complessa, da questo punto di vista, incideva e incise sul percorso stesso, portando a varianti non sempre controllabili. D’altronde, molti elementi confermano questo tratto, e la sua importanza: la romana “via vicinalis” con suoi reperti dell’oratorio di S. Rocco (pietra con iscrizione), il cippo romano, la stele e la “testa”, i suoi toponimi (Quarto, Chiasso, Petrino…); successivamente, sia la grande chiesa con annesso campanile (troppo monumentale, per non essere un solido punto di riferimento!) che la Serce (l’antico tracciato romano, nella zona dell’attuale Supercinema) sono la testimonianza di una via di transito dei pellegrini. Altra conferma è l’esistenza, sino dalla fine del ‘300, di un “ospedale” detto di S. Lorenzo.
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Qualcuno sostiene poi che la famosa “topa” del campanile di Capannori nient’altro fosse che un orologio per “stupire i pellegrini”: il tempo che incombe, il senso della vita come viaggio durante il quale non si sa in quale ora giungerà la fine: un messaggio simbolico forte!

Uscita da Capannori, la via si dirigeva su Porcari e, successivamente giungeva ad Altopascio, altra tappa assai importante, dominata dalla presenza dei Cavalieri del Tau, uno degli ordini religiosi nati appunto per assistere e difendere i pellegrini.
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Le tracce, insomma, di questa straordinaria “via” ci sono e sono importanti: epigrafi, sculture, documenti, toponomastica (“Quarto”, ad esempio, ad indicare il quarto miglio della via romana; Capannori ha poi preso l’attuale nome da una delle sue frazioni, detta “Capanna”, nucleo di un’antica villa romana): non resta che afferrare una bastone e… incamminarsi, alla ricerca di un sentiero tante volte battuto ma oggi, troppo spesso dimenticato: un orecchio attento potrà forse cogliere ancora gli echi e le parole di questi antichi, polverosi viandanti.
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